Si può impugnare l’intimazione di pagamento? Sì, certamente. Il termine per proporre ricorso, però, varia in merito alla pretesa indicata nell’atto ricevuto. C’è a disposizione un periodo di tempo che può andare da 20, 30, 40 o 60 giorni a decorrere dalla ricezione dell’intimazione. Anche per questo motivo è necessario rivolgersi a un professionista specializzato in materia subito.
Quando può essere impugnata un’intimazione di pagamento?
Oltre al caso di aver già versato le somme intimate, o di aver impugnato gli atti precedenti che un giudice ha già annullato, ci sono moltissime altre ipotesi di illegittimità dell’intimazione. Vediamone alcune insieme.
Una prima causa di ricorso potrebbe essere il difetto di motivazione.
Non dimentichiamoci che un’intimazione di pagamento, così come ogni altro atto tributario o della riscossione, deve permettere al contribuente di capire immediatamente le ragioni della pretesa e fornirgli ogni informazione utile per l’esercizio del proprio diritto di difesa. Ad esempio, la Corte di Cassazione già con la sentenza n. 3281 del 2020, poi confermata con successive pronunce, ha stabilito che l’intimazione di pagamento deve indicare a pena di nullità:
- a) l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto notificato e il responsabile del procedimento;
- b) l’organo o l’autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame in sede di autotutela;
- c) le modalità, il termine, l’organo giurisdizionale o l’autorità amministrativa cui è possibile ricorrere in caso di atti impugnabili.
Ma c’è di più…l’atto deve indicare nel dettaglio il computo degli interessi con riferimento al tasso applicato ed al metodo di calcolo adottato. Non basta che sia presente un numero verde a cui rivolgersi. Spesso l’intimazione di pagamento non contiene tutto ciò.
Altra causa di illegittimità è l’omessa notifica degli atti precedenti. Spesso, infatti, gli atti indicati nell’intimazione di pagamento non sono stati correttamente notificati e ciò porta all’annullamento non solo dell’intimazione ma anche, e ciò che più conta, dell’intero debito tributario.
Altra ipotesi frequente di annullamento dell’intimazione e del debito è l’intervenuta prescrizione della pretesa impositiva. Attenzione però: la verifica può avvenire tramite un avvocato che dovrà porre la questione innanzi al Giudice. Infatti, la prescrizione può essere fatta valere solo in sede giudiziaria e in nessun altro modo.
Il nostro Studio Legale e Tributario Sgrò a Roma, specializzato in materia da oltre 15 anni, ti guiderà con attenzione nel complesso mondo tributario, verificando la correttezza dell’intimazione ricevuta e, in generale, dell’intera esposizione debitoria utilizzando diverse strategie per risolvere definitivamente con il Fisco.